Cultura 

Riapre dopo il restauro la cripta dei santi Nazario e Celso

Giovedì, alle 17:30, il saluto del rettore del Santuario, don Davide Ricci, seguito da una serie di interventi tecnici e culturali e la una visita guidata condotta dagli archeologi e dai volontari dell’Associazione Culturale Santa Maria di Castello

Un tesoro nascosto della spiritualità e della storia genovese torna alla luce: giovedì 8 maggio 2025 verrà inaugurata la Cripta dei Santi Nazario e Celso, incastonata all’interno del Santuario di Nostra Signora delle Grazie al Molo.

L’evento rappresenta l’epilogo di un importante intervento di scavo archeologico, restauro e musealizzazione promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e finanziato dal Ministero della Cultura.

La cripta, databile all’XI secolo e considerata uno dei pochi esempi di architettura protoromanica in Liguria, ha un significato religioso profondo: era in origine una cappella dedicata ai Santi Nazario e Celso, riconosciuti come primi evangelizzatori della diocesi genovese. Sopravvissuta all’integrazione nella chiesa superiore del XIII secolo, conserva ancora oggi un’aura di sacralità che la rende un punto di riferimento per la tradizione religiosa cittadina.

L’importanza del sito è emersa in maniera ancora più evidente grazie ai recenti scavi, che hanno messo in luce una complessa stratigrafia di epoca romana situata direttamente al di sotto della struttura medievale. “Si tratta di un luogo cruciale – sottolinea l’archeologo Simon Luca Trigona – che funge da cerniera tra l’antico oppidum ligure sulla Collina di Castello e il porto antico”.

Il progetto ha previsto interventi innovativi come l’installazione di pavimentazioni sopraelevate in fibra di vetro, modulari e rimovibili, che permettono l’accesso agli scavi per ricerche future, garantendo al contempo una fruizione pubblica agevole e rispettosa del contesto storico.

L’inaugurazione vedrà la partecipazione dell’Arcivescovo di Genova, monsignor Marco Tasca, e rappresentanti della Soprintendenza, dell’Arcidiocesi e del mondo accademico. Durante l’evento sarà anche presentato un accordo di valorizzazione volto a integrare stabilmente la cripta nei percorsi culturali ed ecclesiastici del centro storico.

La possibile fondazione della primitiva chiesa è datata dagli storici all’età paleocristiana: proprio negli scavi, su parte del sito, si sono infatti rinvenute tracce di un pavimento precedente al VI secolo, epoca nella quale si può datare il piano di calpestio di posteriore epoca longobarda.

La cripta

Durante il periodo di permanenza dei vescovi milanesi a Genova, iniziato nel 569 a motivo della invasione longobarda, su questo sito, riconosciuto come preminente, fu adattato un nuovo sacellum, che nei secoli seguenti subì nuove trasformazioni, ancora oggi riconoscibili: infatti, l’analisi della muratura, la forma ad aula unica absidata e la quota di fondazione propongono, come possibile periodo, l’epoca longobarda avanzata (VIII-IX secolo), avvicinando il sito, per cronologia e stile, alla cripta posta sotto la chiesa di Santo Stefano.

Anche la presenza di un capitello, purtroppo molto corroso, potrebbe indicare come termine post quem il VI secolo, collegandolo al trasferimento dei vescovi che portarono al loro seguito una parte di clero, nobili, mercanti e possibili maestranze lombarde. La forma del manufatto presenta un doppio ordine di foglie d’acanto, purtroppo non più interamente visibili, ma ancora evidenti nella parte inferiore: ciò pone come possibile derivazione dalle officine lombarde, certamente più esperte e raffinate di quelle locali, che non erano in grado di produrre sculture di ricercata fattura.

La piccola chiesa dei santi Nazario e Celso era comunque un edificio a sé stante e isolato, intorno al quale si adattarono nel tempo gli edifici che oggi lo sovrastano: intorno al XII scolo fu costruita la chiesa con prospetto romanico, che accolse, come racconta una antica tradizione, la piccola statua della Madonna con Bambino, proveniente dall’Armenia prima del 1298, data della battaglia di Curzola, che decretò la vittoria delle navi genovesi su quelle veneziane. Il manufatto è riconosciuto dai critici di produzione piemontese, trasportato presumibilmente in Armenia da mercanti forse genovesi e custodito in una delle chiese da loro frequentate. Da qui fu poi trasportato nuovamente a Genova. Nel 1495, secondo la tradizione questa fu la chiesa a Genova dove per la prima volta si allestì un presepe per il Santo Natale.

Nel XVI secolo si costruì una cisterna che affiancava l’edificio sacro e sfruttava il muro perimetrale delle mura cittadine, mentre un nuovo cambiamento dell’edificio si verificò nel XVII secolo con la costruzione del Santuario dedicato alla Vergine delle Grazie, accogliendo la vocazione del luogo definito privilegiato per rivolgere le preghiere alla Vergine.

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